PUR Projet: una soluzione ambiziosa per un sourcing sostenibile

Creato più di 10 anni fa da Tristan Lecomte, il PUR Projet accompagna le aziende verso un metodo di gestione e di produzione più responsabile grazie al concetto dell’insetting. Pierric Jammes, Cofondatore e Direttore Generale, descrive questo modello di “compensazione interna”, più efficace per il pianeta rispetto alla semplice negoziazione di crediti carbonio.

L’emergenza ambientale: una sfida che le aziende hanno ben chiara

13 milioni di ettari di foreste vengono distrutti ogni anno. Dal 2008, data di creazione di PUR Projet, gli indicatori ambientali del pianeta sono allarmanti. Tuttavia, in questo contesto inquietante, Pierric Jammes ritiene che ci siano molte ragioni per restare ottimista: “Tra il 2008 e il 2018 abbiamo notato una netta evoluzione delle pratiche sostenibili da parte delle aziende e della percezione delle sfide sostenibili da parte dei consumatori. Senza contare sul fatto che la normativa è diventata più severa in molti paesi.

È il caso ad esempio del sourcing. Ieri poche aziende si preoccupavano delle filiere di approvvigionamento, dei metodi produttivi o della provenienza esatta delle loro materie prime. Ma oggi, sono pochissime quelle che non si occupano seriamente di queste questioni. “La maggioranza degli attori hanno attualmente creato una direzione sviluppo sostenibile (ESG) e integrano progressivamente nei loro processi i criteri ambientali.” Sono inoltre sempre più numerosi i consumatori che diventano “consum-attori” e privilegiano i prodotti più etici. 

Da offsetting a insetting: una logica reinventata

Quali sono quindi le soluzioni che le imprese hanno a disposizione per limitare il loro impatto ambientale? Una delle più note, l’offsetting, consiste nell’acquistare crediti carbonio, uno strumento finanziario sviluppato nell’ambito del protocollo di Kyoto nel 1997. Pierric Jammes ritiene però che questa alternativa sia “senza alcuna correlazione con le sfide dell’azienda”. L’insetting è esattamente l’opposto: si tratta di compensare internamente l’impatto ambientale di un’organizzazione. Per illustrare meglio la differenza tra i due concetti, il cofondatore di PUR Projet cita l’esempio di Alter Eco, che ha anticipato, tra l’altro, la creazione di PUR Projet.

Quando Alter Eco ha cercato di limitare l’impronta dei propri prodotti fabbricati in Perù, il marchio di distribuzione equo e solidale si è visto offrire la possibilità di ottenere crediti carbonio… in Bolivia, dove Alter Eco non era più attiva, il che non aveva molto senso. ”. Allo stesso tempo, nel 2007 una forte siccità ha colpito il Perù, compresa la zona dove Alter Eco si riforniva di cacao. “I raccolti sono stati enormemente colpiti”, ricorda il cofondatore di PUR Projet. Una soluzione si è comunque presentata per tentare di preservare la parcelle di terra coltivate. “I produttori hanno proposto a Tristan Lecomte, fondatore di Alter Eco, di piantare, con l’aiuto dell’azienda, alberi sulle loro terre, ricorda Pierric Jammes. L’agroforesteria presenta infatti diversi benefici per le colture, in quanto regola naturalmente la temperatura ed evita l’erosione del suolo.” Allo stesso tempo, uno studio sulla capacità di stoccaggio di anidride carbonica degli alberi, pubblicato lo stesso anno, ha corroborato questa idea. “L’equazione era perfetta in termini di rispetto dei criteri ESG. Accanto ai benefici per le colture di cacao, l’agroforesteria è stata positiva per i produttori locali che hanno potuto consolidare la loro attività con un netto miglioramento delle condizioni di lavoro. Senza contare l’impatto positivo sull’ambiente grazie a un’impronta carbonio neutra.”

Un’esperienza che ha confermato la pertinenza dell’insetting e ha convinto Tristan Lecomte e Pierric Jammes a creare PUR Projet. “Intendiamo estendere questa pratica a un gran numero di aziende che si trovano a dover far fronte agli stessi problemi di Alter Eco: garantire l’approvvigionamento di materie prime, tenendo conto contemporaneamente dell’impatto ambientale.”

PUR Projet accompagna le aziende invece di penalizzarle

Il credo di PUR Projet è rivolto all’azione. “Non ci posizioniamo in una logica di penalizzazione delle aziende. Il punto non è fermare la loro attività perché è dannosa per l’ecosistema. Cerchiamo invece di trovare insieme soluzioni per modificare le loro pratiche, rendendole più rispettose della natura e dell’uomo.” Per riuscirci, PUR Projet adotta una logica di assistenza per integrare l’insetting nelle pratiche di produzione, di distribuzione e di consumo degli attori economici.

A prima vista l’iniziativa sembra rivolgersi soprattutto ai settori direttamente legati alle filiere delle materie prime. “Cosmetici, lusso o beni industriali potranno, certo, più facilmente cambiare gli ingredienti o le materie utilizzate”, riconosce Pierric Jammes. “Per alcune aziende, si tratterà di comprendere meglio le filiere, di analizzare i rischi e gli impatti per trovare poi il modo di sviluppare progetti integrati alle filiere insieme ai fornitori e, più a monte, ai produttori.” Non tutte le società però possono agire a monte o a valle della loro attività, senza distinzione di dimensione o settore. “I servizi e la distribuzione possono scegliere meglio i loro partner, i mercati, i prodotti venduti, sviluppare progetti di economia circolare ecc. E anche creare centri di trattamento o discariche che eviteranno ai prodotti giunti alla fine del ciclo di vita di inquinare il suolo.

In totale, circa 150 società, 30 di grandi dimensioni e 120 tra imprese di dimensione intermedia e PMI, hanno potuto contare su PUR Projet per sviluppare programmi importanti adatti alle sfide da affrontare.  “Più le dimensioni dell’azione sono importanti, più le possibilità di diffusione a macchia d’olio sono elevate.  Ma anche le strutture più piccole sono essenziali per creare una dinamica virtuosa” sottolinea Pierric Jammes. “Grazie alla loro flessibilità queste aziende saranno una fonte di ispirazione per le grandi e le inciteranno a seguire la corrente”.

L’insetting presuppone lo sviluppo di una visione a lungo termine

Ma convincere le aziende a rivedere completamente il loro modello non è facile. I team di PUR Projet hanno rilevato tre ostacoli principali. Il primo: le tempistiche previste dai dirigenti per azioni, investimenti o trasformazioni di questo tipo. “Spesso la visione si basa sul breve termine. Oppure, per questi progetti, si tratta di ricreare l’ecosistema naturale e di apprendimento di nuove pratiche produttive”, spiega Pierric Jammes. “La pazienza è essenziale, bisogna contare almeno dai due ai quattro anni per constatare degli effettivi impatti positivi.

Altra difficoltà: dimostrare il valore creato per l’azienda attraverso investimenti effettuati al di fuori del suo scopo diretto. “È naturale pensare che si tratti di un costo che, nel migliore dei casi, servirà a comunicare con il grande pubblico”, sottolinea Pierric Jammes. Tuttavia diverse società prendono finalmente coscienza della fragilità della loro attività e della necessità di proteggere gli ecosistemi ambientali e sociali. È ad esempio nell’interesse degli attori del mercato del caffè, mantenere in vita le parcelle di coltura dei loro produttori e fidelizzarli, se desiderano continuare ad acquistare da loro semi di alta qualità. “Prendendo coscienza di queste sfide, Nespresso ha ad esempio piantato 2,2 milioni di alberi su 5.000 ettari con circa 8.000 piccoli produttori.

Per finire, il terzo e ultimo ostacolo, che Pierric Jammes vede soprattutto come una sfida, è il coinvolgimento di tutti i collaboratori dell’azienda. “L’allineamento a livello interno delle sfide e la corretta comprensione dell’iniziativa sono essenziali”. È solo coinvolgendo tutti i team nel progetto di insetting che l’azienda potrà riuscire a co-costruire i modelli del futuro con i propri fornitori e produttori”, conclude Jammes.

Iscriviti

Apax Talks

NEWSLETTER

Apax Talks è un magazine digitale destinato ai manager d’impresa. Presenta delle strategie per sviluppare la crescita delle PMI e Mid-cap, con particolare attenzione ai settori TMT, Consumer, Sanità e Servizi.